ar2rks che?

Anche se vi sembra tutto identico, se leggete nella barra degli indirizzi non ci sono più quelle lettere e quei numeri che non avevate mai imparato. Da oggi farò tutto qui, danielemolineris.it è sicuramente più semplice da ricordare, è legato a me ed è più professionale e siccome dovrò iniziare a “campà” di fotografia, l’ultima cosa che voglio fare è mettere in crisi ipotetici clienti con quel nome difficile. Lo studio non è ancora pronto, la partita iva arriverà a breve ma almeno il sito è a posto, è quasi identico al precedente e sarà aggiornato con la stessa (bassa) frequenza, cambia solo il nome.

Se per caso vi capiterà di sbagliare e di tornare su ar2rks.it non vi preoccupate, lui vi ricorderà che avete sbagliato strada.

 

ps. è che poi probabilmente qualcuno non l’ha mai capito ma ar2rks, in english si scrive art/works.

gennaio?

lo so che avevo detto gennaio, ma gennaio non sarà. febbraio? marzo? facciamo carnevale? facciamo primavera. Lavoro ce n’è, voglia di fare anche. E’ il tempo, come sempre, che mi mette in difficoltà, ma non importa, arriverò. Quando sarà andata via la neve. Neve?

 

menotre

Solo più tre giorni seduto qui, a questa scrivania, a questo computer, in questo ufficio. Soltanto tre giorni e poi si vedrà, farò un po’ il muratore, un po’ l’imbianchino e l’arredatore e poi forse farò il fotografo sul serio. La sensazione è strana, son dieci anni che entro alle sette e mezza, che prendo il caffè, che accendo computer e stampanti, che alle nove e mezza faccio una pausa, che vado a casa a pranzo e che alle tre e mezza prendo un altro caffè, sempre con Livio. Anche se mi spaventa penso che abbandonare questa litania sia una delle cose più belle. I giorni passeranno lo stesso, ma almeno non saranno tutti uguali. E se dovranno essere peggiori, pazienza, almeno ci avrò provato. Menotre e non si torna indietro.

 

 

Ogni scarrafone è bello a mamma soja

Lo so, sta diventando un necrologio questo blog, ma non è mica colpa mia, se la gente smettesse di morire sarei molto più felice. Ma la gente muore, capita quasi a tutti, e quando la morte di qualcuno ti colpisce più di altre non ti va di tacere, anche solo per sentirti meglio, per dedicare un pensiero a chi non c’è più. E poi non lo vuoi più fare perchè a tonnellate hanno avuto il tuo stesso, identico pensiero, e ti senti ipocrita. Ma poi ripensi ancora che farlo ti farebbe piacere e mi ritrovo qui a scrivere.

La partenza, la botta, il sudore sulle mani e la conferma, il Sic non c’è più.

E se come me hai un passato da centauro e da tempo segui le moto in tv non puoi rimanere indiferente, perchè il Sic c’era e si faceva sentire. E personalmente mi da fastidio sentire in tv o in rete tutte quelle parole dolci nei suoi confronti, non perchè non siano giuste, ma perchè le senti sempre, le senti per tutti, bravi, cattivi o medi che siano, e quando capita che ad andarsene è qualcuno che quelle parole, le merita davvero, fa quasi schifo pensare che siano sempre le stesse. Poi non voglio dire che Marco era perfetto, non lo conoscevo nemmeno, sicuramente qualcosa di “sporco” l’aveva fatto anche lui, ma a me arrivava genuino, in un mondo dove di genuino non c’è nemmeno più il cibo che mangiamo, e questo lo rendeva quel qualcosa in più. Ma è così, non me la posso di certo prendere, le frasi fatte esistono e io mi ritrovo a scrivere un qualcosa a qualcuno che non conoscevo nemmeno.

Come si dice, ogni scarrafone è bello a mamma soja, ma a spanne, marco, lo era per qualcuno in più.

il paradiso della silicon valley

No, non sono uno di quelli che piange la morte di tutti, solitamente sto male solo quando vengo toccato in prima persona.

Questa mattina no. Tra facebook e siti internet la notizia è chiara, è morto Steve Jobs. E Steve jobs è uno di quelli che non sarebbero dovuti morire mai, semplicemente perchè se riesci a cambiare il mondo e, sotto certi aspetti, a renderlo migliore, non dovresti morire mai.

Ora non voglio stendere un elenco di tutto ciò che ha fatto di buono, di cattivo o di medio, ma voglio usare questo spazio per dirgli il mio personalissimo grazie per dirgli che a uno come me, che a quella mela si è affezionato, un po’ mancherà.

Buon viaggio Steve, e se riesci ogni tanto, anche di nascosto, usa facetime da lassù per farci sapere che stai bene, nel paradiso della silicon valley.

if not now, when?

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri, fanno volume.

E’ una frase di Ennio Flaiano ma io l’ho sentita in un film di Pieraccioni, credo “I laureati”, ed è una di quelle frasi che, anche se le senti di sfuggita, ti rimangono in testa, perchè a pensarci bene, è assolutamente vero. Non ci sono poi così tanti giorni importanti davvero, ci sono giorni più e giorni meno, ma quelli che alla fine merita contare sono pochi, forse qualcuno in più di cinque o sei, ma sono pochi lo stesso. Ci ho ripensato oggi perchè mi son trovato di fronte alla prima grande decisione della mia vita, ce ne sono state altre ma nessuna così importante, nessuna che mi mettesse di fronte ad un salto nel buio. Abbandonare una certezza per qualcosa di assolutamente incerto è forse da pazzi, ma è ciò che credo serva per dare pepe alla vita.

Era da tempo che ci pensavo, soprattutto pensavo che non mi sarei potuto permettere di ritrovarmi vecchio e rimpiangere il “non averci provato”, e lo so che il periodo non è facile, che in tanti chiudono e che c’è la crisi, ma so anche che io vivo adesso e che non posso lasciarla vincere “a tavolino”. Ho stampato la lettera di dimissioni più volte, ed ho posticipato ogni volta la data della consegna, perchè non sai mai se è davvero la cosa giusta, perchè in fondo sei lì da dieci anni, ma sai anche che il riconoscimento è un’altra cosa e che fare le cose “per te” ha un sapore diverso, e per una persona come me, che di crescere non è mai stanca, quel posto iniziava a star stretto.

Poi con una morosa che non si stanca di ascoltarti, una sorella decisa che non ci avrebbe pensato un giorno di più, dei genitori con la Gi maiuscola, di quelli che dicono le classiche frasi: “se hai bisogno noi ti aiutiamo” ma che ai giorni nostri proprio classiche non sono, forse è un po’ più facile, o solo ti senti meno scemo.

E poi pensi che avrai uno studio tutto tuo, che fare le foto non sarà più solo un gioco, che dovrai “farti il culo” perchè gennaio sembra lontano, ma alla fine è lì che arriva; pensi che sarà difficile, ma anche che ne vale la pena, che è l’unico modo per crescere ancora e capire se sei bravo davvero.

Sono circa le 18,30, alla radio gli incubus cantano “if not now, when?”, salgo sull’ascensore con la lettera firmata dal titolare, sospiro, sorrido.

It’s time.

un sito handmade

Da qualche giorno ar2rks.it è online con il vestito nuovo, l’altro durava da quasi tre anni, e da più o meno gli stessi anni non veniva aggiornato. Spero che questa volta, anche grazie a questo posto dove scrivere ogni tanto qualcosa, io riesca ad aggiornarlo con più frequenza. (segnatevi questa frase da qualche parte e rileggetela tra un annetto, probabilmente vi metterete a ridere).

Questa volta il sito è “fatto a mano” con poche parole, poche pagine e abbastanza fotografie; l’ho realizzato con dreamweaver, wordpress e una BIC. L’idea di renderlo più mio con scritte e disegni mi piaceva e, secondo me, mi semplificava un po’ le cose.

Purtroppo non si può copiaincollare nulla, ma se trovate qualcosa che valga la pena riportare da qualsiasi altra parte ditemelo e ve lo mando via mail. Se non si legge, non vi piace o se l’avreste fatto meglio voi non importa, piace a me e per ora può bastare.

partire in quarta

Si dice così, ma alla fine non è mica possibile. Come non è possibile partire con un blog e sperare che sia bello, che funzioni, che la gente ti segua e che ti venga voglia di scrivere. Ma in qualche modo bisogna partire e io parto in prima, altrimenti imballo.
Questo dovrebbe essere un promemoria, un diario (come se avessi mai avuto un diario) o un posto dove raccontare (o raccontarmi) ciò che succede, perchè è un po’ di tempo che succedono cose.
Ho fatto dei servizi e mi sono imbattuto in situazioni da risolvere, e quando sono state risolte mi son sentito meglio, l’ho detto agli amici fotografici e mi son reso conto che potevo dirlo a qualcuno in più, che a quel qualcuno in più poteva interessare, come interessa a me leggere ciò che scrivono gli altri e lo so che gli altri lo scrivono meglio, che hanno cose più interessanti da dire e immagini migliori da mostrare, ma parto in prima… l’ho già detto?